Secondo Mark Gurman di Bloomberg, Apple si prepara a offrire delle alternative di video-casting ad AirPlay su iPhone per soddisfare i requisiti del Digital Markets Act dell’Unione Europea. Servizi come Google Cast quindi, potrebbero diventare disponibili su iOS 27 per chi vive nell’UE. Pertutti gli altri, con ogni probabilità, un bel niente. Con il casting e AirPlay, il copione sarà quasi certamente lo stesso: apertura nell’UE, status quo ovunque.
iOS sta diventando un sistema a due velocità, una versione più aperta per 450 milioni di europei, una versione chiusa per tutti gli altri. Non mancano TV e dispositivi compatibili. Il problema non è la qualità del servizio, è la mancanza di scelta. Chi ha un ecosistema Google a casa (Chromecast, Nest, Android TV) e un iPhone, e vuole trasmettere contenuti dal telefono alla TV deve avere AirPlay o niente.
Google Cast su iPhone non è un’opzione perché Apple non lo permette. Consentire alternative di casting non è come installare software da siti sospetti. Si tratta semplicemente di inviare un video ai propri dispositivi. L’argomento della “sicurezza” utilizzato da Apple per giustificare un ecosistema chiuso appare sempre meno solido man mano che l’Unione Europea impone l’apertura di nuove funzionalità.
Meglio non farsi illusioni, Google Cast su iPhone non ci sarà il giorno del lancio di iOS 27. Anche se Apple apre le API, gli sviluppatori avranno bisogno di tempo e risorse per sviluppare i propri protocolli di casting per iOS. E con il pubblico UE relativamente piccolo rispetto al mercato globale, alcuni sviluppatori potrebbero decidere che non ne vale la pena. Ne sapremo di più al WWDC 2026, che inizia l’8 giugno, o con il rilascio della beta di iOS 27 subito dopo.