Il vicepremier Antonio Tajani, a margine del question time alla Camera, alla fine lo dice esplicitamente: «Io sono sempre stato eletto con le preferenze, non mi spaventano», ma sulla legge elettorale c’è «un accordo complessivo» del centrodestra «per non inserirle, si va in quella direzione». Poi certo, aggiunge il segretario di FI, «l’aula è sovrana». Poco prima anche la ministra Maria Elisabetta Casellati, aveva dato voce ai propri dubbi: «Personalmente non sono a favore». Ancora più esplicito il leghista Igor Iezzi, tra i relatori del Melonellum: «Restiamo contrari all’introduzione delle preferenze e quindi a qualsiasi emendamento sul tema». FdI, invece, almeno in pubblico insiste e promette di proporle in aula: «Non mi precludo di poter trovare una formula che possa dare la possibilità all’elettore di scegliere e anche ai partiti di garantire una parte della classe dirigente», dice il responsabile Organizzazione di FdI Giovanni Donzelli. Un botta e risposta che porta le opposizioni in commissione Affari costituzionali a chiamare il bluff: «Che senso ha andare avanti con una discussione parlamentare sempre più finta?».