Accompagnare una birra o un calice di vino con patatine, nachos o noccioline salate è un classico dell’aperitivo. Ma è un’abitudine da evitare per chi è a dieta, o cerca comunque di tenere il peso sotto controllo, perché si tratta di un mix di alimenti estremamente calorici e poveri di nutrienti, che insieme esercitano un doppio effetto sull’organismo, aumentando la fame e facilitando l’assorbimento dei grassi in eccesso. Anche per chi ne è consapevole, però, è difficile resistere al richiamo degli snack quando si sorseggia un drink alcolico. E la ragione – rivela una nuova ricerca pubblicata su Obesity Reviews – affonda le radici nella capacità dell’etanolo di alterare il funzionamento dei circuiti metabolici ed evolutivi che indicano al nostro organismo quando è il momento di preferire cibi proteici o, in alternativa, alimenti salati e ricchi di grassi.

Lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sydney, prende il via dai risultati di un lavoro precedente, che aveva dimostrato come un ormone noto come Fgf21 (fattore di crescita dei fibroblasti 21) sia capace di modulare l’appetito, aumentando la ricerca e il consumo di alimenti proteici. Si tratta di un meccanismo evolutivo: questo segnale indica all’organismo che siamo a corto di proteine nobili, e che è tempo di cercare carne o altri alimenti proteici per bilanciare l'apporto dei nutrienti. Non a caso, Fgf21 viene prodotto dall’organismo in caso di carenza di proteine. Ma anche – particolare chiave – in seguito al consumo di alcol etilico.

Non a caso, storicamente i cibi collegati al consumo di alcolici sono quasi sempre stati alimenti grassi e proteici, come salsicce e carni di ogni tipo. Di recente però il panorama alimentare in cui si muove la nostra specie è cambiato: gli alimenti naturali hanno lasciato il posto a cibi ultraprocessati, snack e junk food di varia natura. Per questo motivo, i ricercatori australiani si sono chiesti se in qualche modo gli effetti del consumo di alcolici sul peso e sul metabolismo siano cambiati di pari passo con i cambiamenti avvenuti nell’alimentazione umana negli ultimi decenni. La nuova ricerca ha analizzato il legame tra alimentazione, consumo di alcolici e calorie giornaliere utilizzando i dati di oltre 12mila australiani raccolti nel corso dell’Australian National Nutrition and Physical Activity Survey.

I risultati hanno confermato che gli effetti dell’alcol sull’introito calorico e sul rischio di obesità e sovrappeso dipendono strettamente dall’alimentazione che si segue. Nonostante l’alcol etilico sia di per sé un alimento estremamente calorico, quando la sua assunzione si accompagna al consumo di alimenti proteici magri, come pollame o legumi, le calorie totali assunte nell’arco della giornata non sembrano variare considerevolmente. È quando l’alcol si accompagna a cibi ultraprocessati e carni estremamente grasse che iniziano i problemi: i dati raccolti dai ricercatori australiani confermano che è in questo caso che le calorie iniziano ad essere realmente sbilanciate, e si corre il rischio di mettere su peso. Cosa c’entra questo con l’ormone Fgf21 e i meccanismi di omeostasi dell’organismo?

È presto detto: l’ormone è noto per aumentare l’appetito per alimenti proteici, ma il modo in cui lo fa è spingendo a ricercare cibi ricchi di “umami”, il famoso quinto gusto che sa di “saporito”. In natura questo profilo di gusto è correlato in modo molto affidabile agli alimenti ricchi di proteine. Nel nostro mondo di alimenti industriali non è più così, e per questo gli snack ricchi di grassi, sale e additivi chimici agiscono come “esche” per il nostro organismo, che ne aumenta il consumo nonostante sia in realtà in cerca di proteine nobili. I risultati dello studio possono offrire una strategia pratica per limitare l’apporto calorico anche quando si consumano alcolici. Ma sono necessarie due premesse.

Innanzitutto, l’alcol è una sostanza tossica, che ognuno di noi dovrebbe consumare a proprio rischio e pericolo, consapevole che i benefici che può conferire all’umore o alla socialità vanno bilanciati con i potenziali danni che comporta per la salute. La seconda è che per chi si trova a dieta, il consumo men che sporadico di alcolici è sconsigliatissimo, perché si tratta di alimenti molto calorici, che riducono inoltre la capacità del fegato di ossidare i grassi, aumentando la probabilità che vengano stoccati nel tessuto adiposo. Con queste premesse in mente, gli autori dello studio hanno un consiglio per chi è in cerca di una strategia per continuare a consumare alcolici con una certa regolarità (e, ci auguriamo, in modo responsabile), riducendo al contempo il rischio di accumulare chili in eccesso: riconoscere la fame che lo accompagna per quello che è realmente. L’organismo è in cerca di proteine, e la cosa migliore è averne di salutari a portata di mano, come carne magra o pesce, legumi, uova.

Tenendoci alla larga da noccioline, patatine salamini e altri snack tipici degli aperitivi evitiamo che il nostro cervello si faccia trarre in inganno da queste “esche proteiche”, e in definitiva, riduciamo il numero di calorie inutili che assumiamo insieme alla nostra birra o allo spritz.