Ogni giorno le mamme in attesa entrano in contatto con decine di sostanze chimiche nascoste nel cibo, nell'aria, nell'acqua o in comuni prodotti d'uso quotidiano, potenzialmente in grado di influenzare la prematurità o il peso del bebè, condizionandone la salute per tutta la vita. Un allarme che emerge da uno dei più ampi studi sull'esposizione a composti pericolosi in gravidanza, pubblicato su 'Jama Network Open' e guidato dalla Gillings School of Global Public Health della University of North Carolina e dalla School of Medicine e dal Woods Institute for the Environment della Stanford University. La ricerca, pubblicata su Jama Network Open, ha rilevato che le donne in gravidanza partecipanti allo studio sono state esposte in media a 45 diverse sostanze chimiche, tra cui ftalati, plastificanti sostitutivi, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e fenoli alogenati. Queste sostanze chimiche negli Usa si trovano in alimenti, acqua, inquinamento atmosferico, prodotti per la cura personale, profumi e altri oggetti di uso domestico.

"Può essere complicato sapere se un prodotto le contiene, e anche quando lo sappiamo possiamo avere un controllo limitato sull'esposizione" a questi potenziali 'veleni'", ha spiegato Jessie Buckley, docente di Epidemiologia della Gillings School e prima autrice del lavoro. "Sebbene ci siano alcune misure pratiche che le persone possono adottare, ridurre i composti chimici nocivi alla fonte è il modo più efficace per proteggere i bambini e le famiglie", ammonisce l'esperta che con i colleghi lancia un appello a istituzioni e imprese: impegnarsi tutti insieme per abbattere questo rischio. La ricerca, finanziata dal programma Environmental Influences on Child Health Outcomes (Echo) dei National Institutes of Health (Nih) americani, ha coinvolto oltre 5.000 coppie di madri e bambini nati tra il 2000 e il 2021, raccogliendo dati sulle sostanze chimiche presenti nei campioni di urina materna, sulla durata della gravidanza e sul peso alla nascita dei bimbi. L'esposizione quotidiana a sostanze chimiche è collegata al parto prematuro e al basso peso alla nascita.

In uno dei più ampi studi sull'esposizione a sostanze chimiche durante la gravidanza mai realizzati, una nuova ricerca condotta dalla UNC Gillings School of Global Public Health, dalla Stanford University School of Medicine e dal Woods Institute for the Environment ha scoperto che le donne in gravidanza sono esposte a decine di sostanze chimiche di uso quotidiano, molte delle quali possono influenzare la prematurità o il peso del bambino alla nascita. Questi esiti, a loro volta, incidono sulla salute del bambino per tutta la vita. L’inquinamento ha un forte impatto sulla salute femminile. Il cambiamento climatico non colpisce solo l’ ambiente: colpisce anche le persone e non tutte allo stesso modo.

Ancora una volta, sono le donne, le ragazze e le bambine a dovere pagare spesso il prezzo più alto, essendo quelle più esposte alle sue conseguenze. E che le vivono insieme a quelle delle diseguaglianze e all’aggravamento della violenza di genere. Se da una parte l’aumento delle temperature e i sempre più frequenti eventi estremi (siccità, inondazioni, incendi, ondate di calore) hanno un impatto diretto ( inquinamento) sulla salute umana, dall’altra agiscono indirettamente sui determinanti della salute: sistemi economici, politici, sociali che influenzano non solo la presenza/assenza di malattia, ma anche lo stato d benessere fisico, psichico e sociale dell’individuo. Il benessere umano viene influenzato in vari modi: il riscaldamento globale aggrava le patologie, provoca lesioni e morti per via degli eventi estremi, aumenta la diffusione di malattie infettive e il rischio di sviluppare malattie mentali, provoca effetti anche sui mezzi di sussistenza a disposizione e incide sul fenomeno migratorio che viene ad essere alimentato.

Se si parla di ondate di calore estreme, queste possono avere gravi complicazioni per la salute: dalla disidratazione ad episodi di ischemia, dalla diminuzione del benessere mentale all’aggravamento delle condizioni di persone con patologie croniche preesistenti. I risultati della ricerca scientifica in questo campo registrano uno dei maggiori incrementi di temperatura in Europa e viene confermato il fatto che il nostro paese continua a surriscaldarsi più della media globale e che diminuiscono le precipitazioni sul suolo nazionale. L’Associazione Medici per l’Ambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria. In molte grandi città e in diversi capoluoghi di provincia italiani i livelli di guardia delle polveri sottili e del biossido d’azoto hanno raggiunto oramai livelli di guardia.

Come già detto, l’intensificarsi della crisi porta tra le altre cose ad aumenti delle diseguaglianze preesistenti il cambiamento climatico aggrava la violenza di genere e le diseguaglianze. Anche i cambiamenti climatici possono portare ad un aumento della violenza di genere. Il caldo estremo può portare a fallimenti dei raccolti, danneggiare le infrastrutture, intaccare le economie domestiche. C’è poi il legame tra clima e violenza di genere che si sviluppa attraverso diversi fattori: con la crisi climatica le risorse diventano più scarse e lontane costringendo donne e ragazze ,specialmente in alcune aree del mondo, a percorsi più lunghi e isolati che aumentano il rischio di subire aggressioni e violenze.

Durante e dopo catastrofi ambientali le donne sono esposte a un rischio maggiore di violenze e sfruttamento; eventi climatici estremi distruggono i mezzi di sussistenza, anche con un drastico aumento dei tassi di violenza domestica e abusi . In questi contesti il calore e l’umidità aumentano i comportamenti aggressivi. Come risolvere questa situazione? Le soluzioni ci sono, ma bisognerebbe adottare misure urgenti al fine di evitare l’ingigantirsi di effetti dannosi per la salute umana.

Bisognerebbe intervenire per aumentare la parità di genere, aumentando l’ indipendenza delle donne rendendole protagoniste attive della società attraverso l’educazione, il lavoro . Bisognerebbe investire sul cambiamento culturale anche se il cambiamento culturale è un processo lungo, ma è quello in cui i benefici per la salute superano di gran lunga i costi Emilio Piccione, emerito di Ginecologia e Ostetricia, Università di Roma Tor Vergata