Durante una lezione o una riunione noiosa pensiamo ad altro. Immaginiamo situazioni o avvenimenti, che ci portano via. Viviamo quasi una vita parallela, che ‘cancella’ i problemi e rende ogni cosa più accettabile: sogniamo a occhi aperti. Ma c’è anche chi lo fa dando vita nella mente a scene che non hanno nulla di positivo.

Alcune persone si perdono così per ore e ore, rivivendo, a volte, lo stesso episodio per periodi lunghi. Secondo la scienza, sognare a occhi aperti è un comportamento del tutto normale. Il nostro cervello, in quei momenti, si disconnette dal presente e attiva quella che si definisce una modalità “rete di default”, un circuito di aree cerebrali che entra in azione quando la mente è a riposo, non focalizzata sul mondo esterno. E, a volte, è proprio in questo stato che può emergere la creatività.

“Sognare a occhi aperti è un modo di funzionare quasi naturale della mente, passiamo molto tempo a fantasticare, in sé è semplicemente normale – spiega Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta, cofondatore del Centro di terapia metacognitiva interpersonale (Roma) - .Spesso ha una qualità benefica, può dare sollievo in momenti di tensione, stimolare la creatività, aiutare ad aspettare prima di ricevere una gratificazione e quindi essere meno impulsivi. Aiuta anche nello sviluppo delle capacità sociali, a partire dall'infanzia, è una forma di gioco di finzione immaginato nel quale si interagisce con gli altri e questo prepara alle interazioni sociali in tempo reale. Favorisce anche le capacità di pianificazione: sognare il futuro è l'inizio della capacità di abitarlo e di fare piani per renderlo reale”. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Human Neuroscience, ha messo in evidenza che dal 30 al 50% della nostra attività cerebrale da svegli è dedicata a pensieri non correlati a quello che stiamo facendo in quel momento.

Ma se esageriamo nel vivere in questo mondo ‘parallelo’, perdiamo il contatto con la realta e questo può mettere a rischio il nostro equilibrio psichico. Secondo lo psichiatra canadese Colin Ross, già presidente dell’International Society for the Study of Trauma and Dissociation, nei casi più estremi, le persone possono sognare ad occhi aperti fino a 12 ore al giorno. "Le trame delle loro storie possono protrarsi per decenni. Può sembrare meraviglioso e stimolante, ma questi individui sono talmente immersi nel loro mondo interiore che ciò può causare enormi sconvolgimenti nella vita quotidiana e provocare un grave disagio.

Non è un fenomeno così raro come potrebbe sembrare. Probabilmente riguarda il 2-4% della popolazione adulta", ha spiegato Ross, intervistato dalla Bbc. In questi casi si parla di Maladaptative dreming , un termine che in italiano si traduce come "disturbo da fantasia compulsiva". Parliamo di una condizione in cui il paziente sperimenta sogni a occhi aperti così intensi, vividi e coinvolgenti da creare dipendenza e da interferire gravemente con le normali attività quotidiane e le relazioni.

Queste persone inventano storie dettagliate, spesso con personaggi ricorrenti, e sentono il bisogno di rientrarci anche quando vorrebbero evitarlo. A volte usano musica, movimenti ripetitivi o oggetti per facilitare il sogno. Ma intanto si isolano dalla realtà. “Spesso trascorrono più della metà delle ore di veglia a creare fantasie elaborate e ricche di dettagli, con narrazioni e personaggi nella loro mente – aggiunge Ross -.

Nei casi più estremi, le persone possono sognare ad occhi aperti fino a 12 ore al giorno. Le trame delle loro storie possono protrarsi per decenni. Può sembrare meraviglioso e stimolante, ma queste persone sono talmente immerse nel loro mondo interiore che ciò può causare enormi sconvolgimenti nella vita quotidiana e provocare un grave disagio”. Ma come si fa a capire se sognare ad occhi aperti sta diventando un problema?

“Esistono numerosi esempi: se immaginiamo una persona che inizia a proiettarsi nella mente la scena in cui causa un incidente. La percorre e ripercorre, la scannerizza e più la abita nella mente più suona vera. Da lì si innesca il pensiero ripetitivo che poi si trasforma in ossessione: "Posso farlo davvero? No, ho il controllo, ma come posso esserne sicuro? E se la prossima volta alla guida. Il pensiero diventa invalidante".

Oppure un individuo sogna di un viaggio e inizia a visualizzare gli ostacoli e i problemi, rivede nella mente momenti di vacanze andate male. L’umore cala prepara a uno stato depressivo”, aggiunge Dimaggio. Esistono anche situazioni in cui chi sogna a occhi aperti immagina cose positive e un mondo meraviglioso, trasformando quest’attività cerebrale in una via di fuga. “Ma anche il "daydreaming" a valenza positivo può essere problematico, è tipico delle dipendenze.

Chi usa cocaina ne sogna gli effetti, di giorno e anche di notte a volte e questo rinforza l'appetito, il cosiddetto craving. E lo stesso per le dipendenze relazionali: sognare l'incontro con la persona amata, la brama, l'attesa e poi alla minima delusione il sogno si infrange e si accende l'ansia: "Non mi ama più, che è successo, dipende da me, da lui, da lei, cosa posso fare?", aggiunge Dimaggio. Il fantasticare disadattivo è stato associato a diversi fattori di rischio. Alcuni studi hanno messo in evidenza una maggiore prevalenza del problema fra coloro che hanno subito traumi infantili come, ad esempio, negligenza, abuso emotivo e problemi di attaccamento.

In questi caso gli individui evitano di evocare ricordi dolorosi. C’è anche l’ipotesi che questo tipo di attività cerebrale sia usata dalle persone neurodivergenti per affrontare le difficoltà. Da uno studio su 235 adulti con diagnosi di disturbo dello spettro autistico, è emerso che il 43% aveva sperimentato il fantasticare disadattivo e queste esperienze erano strettamente legate alla solitudine e alle difficoltà di regolazione emotiva. Quando ‘sognare a occhi aperti’ diventa una patologia, è il caso di affrontare il problema con uno specialista.

La psicoterapia può essere lo strumento per ‘sbloccare’ questi meccanismi e liberare la mente. “Il daydreaming maladattivo è senz'altro un bersaglio della psicoterapia – conclude Dimaggio – . Il terapeuta deve aiutare la persona a riconoscerlo, a scoprire quando inizia a perdersi nel mondo altro e, soprattutto, a riconoscere le conseguenze nocive sull'umore e la sua tendenza a diventare pensiero ripetitivo. In termini semplici, una persona con un sognare a occhi aperti di tipo ossessivo deve accorgersi quando inizia a visualizzare nella mente le immagini spaventose e distaccarsene prima possibile.

Oppure, se è già impegnato nel rimuginio, che partiva da quelle immagini va aiutato a staccare la mente. Esistono varie pratiche, esercizi, che aiutano le persone a portare l'attenzione su altri stimoli o su aspetti dell'esperienza positivi o neutri. In questo modo la mente passa dall'essere persa in sé stessa a riconnettersi con il mondo esterno e con le sensazioni di un corpo vivo e immerso nell'ambiente”.