Sembra agosto, ma il calendario dice ancora fine maggio. E il corpo, a differenza del termometro, non cambia stagione dall’oggi al domani. Secondo i climatologi del Consiglio nazionale delle ricerche, le temperature saliranno fino a raggiungere il massimo nei prossimi giorni con valori che potrebbero arrivare vicini o addirittura oltre i massimi storici mai registrati nel periodo: 35-36 gradi in pianura Padana, soprattutto nella parte centro-occidentale, e 33-34 gradi in Toscana, Sardegna ed entroterra pugliese. Il problema non è soltanto il valore assoluto della temperatura.

Conta anche il momento in cui arriva. Un caldo così intenso a fine maggio può cogliere l’organismo impreparato, perché l’adattamento fisiologico alle alte temperature richiede gradualità. “Il problema principale, in Italia - spiega Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della Fimmg, la Federazione italiana di medici di medicina generale - è legato al tipo di popolazione che abbiamo: una popolazione anziana, con molti pazienti cronici, spesso affetti da patologie cardiovascolari e respiratorie. In queste condizioni un caldo improvviso e difficile da gestire può favorire scompensi, soprattutto se il paziente interviene da solo sulle terapie senza consultare il medico”. Quando il caldo aumenta, l’organismo mette in campo diversi meccanismi per mantenere stabile la temperatura interna: aumenta la sudorazione, si modificano la circolazione e la distribuzione del sangue verso la pelle, si perde una maggiore quantità di liquidi e sali minerali.

Ma se l’aumento delle temperature è improvviso, questi meccanismi possono non essere ancora efficienti come in piena estate. “La conseguenza - spiega Scotti - è che anche persone sane possono avvertire sintomi che spesso vengono sottovalutati: stanchezza, sonnolenza, calo di concentrazione, irritabilità, mal di testa, senso di pressione bassa, riduzione della performance fisica”. Uno degli effetti più frequenti del caldo improvviso riguarda la pressione arteriosa. Con le alte temperature i vasi sanguigni tendono a dilatarsi per favorire la dispersione del calore.

Questo può determinare un abbassamento della pressione, soprattutto in chi è già predisposto, negli anziani o in chi assume farmaci antipertensivi e diuretici. A questo si aggiunge la perdita di liquidi attraverso il sudore. Se non si beve abbastanza, la disidratazione può comparire anche prima di avvertire realmente sete. I segnali possono essere sfumati: bocca secca, urine più concentrate, debolezza, capogiri, crampi, mal di testa.

Ma attenzione ad evitare il fai da te: “Un esempio tipico - prosegue Scotti - è il paziente iperteso che, sudando di più e vedendo magari la pressione più bassa, decide autonomamente di sospendere o ridurre l’antipertensivo. È un errore da evitare: le terapie non vanno modificate senza un confronto con il medico, perché il caldo può alterare gli equilibri, ma anche la sospensione dei farmaci può esporre a rischi”. Le persone più vulnerabili sono anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza, persone con malattie cardiovascolari, respiratorie, renali, diabete o altre patologie croniche. “Sono pazienti che possono andare incontro a scompensi più facilmente, anche perché il caldo modifica la percezione dei sintomi e può spingere qualcuno a fare scelte autonome sulle terapie. In questi casi il riferimento deve restare il medico, non il fai da te”. Negli anziani pesano diversi fattori: una minore percezione della sete, una termoregolazione meno efficiente, la possibile assunzione di più farmaci e una maggiore fragilità generale.

Nei bambini, invece, il sistema di regolazione della temperatura è meno maturo e la prevenzione dipende soprattutto dagli adulti: evitare l’esposizione nelle ore più calde, garantire idratazione, abiti leggeri e ambienti ben ventilati. Il caldo impatta anche sulla percezione dei sintomi respiratori. “Chi soffre di fame d’aria - prosegue il segretario della Fimmg - può avvertire un peggioramento, soprattutto quando il caldo è associato a umidità elevata. L’umidità rende più faticosa la respirazione e può aumentare la sensazione di affanno nei pazienti fragili o con patologie respiratorie”.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: nel tentativo di trovare sollievo si accendono i condizionatori, spesso dopo mesi di inutilizzo. “Se i filtri non sono stati puliti - avverte Scotti - questo può favorire problemi respiratori e infezioni. Il condizionatore va usato, ma con buon senso: manutenzione corretta, temperatura non troppo bassa ed evitando sbalzi bruschi”. Il caldo precoce può avere effetti anche sul sonno. Per dormire bene, il corpo ha bisogno di abbassare la propria temperatura interna durante la notte.

Se l’ambiente resta caldo, o se l’umidità impedisce una corretta dispersione del calore, addormentarsi diventa più difficile e i risvegli possono aumentare. Il risultato è una stanchezza che si trascina anche il giorno successivo. La mancanza di riposo può peggiorare la concentrazione, la vigilanza, l’umore e la capacità di affrontare lo stress termico. Anche cefalea ed emicrania possono risentirne.

Disidratazione, vasodilatazione, esposizione al sole, sbalzi di temperatura tra esterno e ambienti climatizzati e sonno disturbato sono tutti fattori che possono favorire o peggiorare il mal di testa. Il caldo improvviso può incidere anche sulla performance fisica. Allenarsi all’aperto con temperature molto elevate, soprattutto se il corpo non è ancora abituato, aumenta il rischio di disidratazione, crampi, nausea, capogiri, battito accelerato e senso di debolezza improvvisa. Non significa rinunciare all’attività fisica, ma adattarla.

Meglio evitare le ore centrali della giornata, ridurre intensità e durata degli allenamenti, bere prima, durante e dopo lo sforzo, scegliere abiti leggeri e fermarsi ai primi segnali di malessere. "Fanno più fatica ad adattarsi anche le persone che svolgono lavori pesanti o all’aperto. In questi casi è importante prevedere pause regolari, idratarsi bene e rimodulare gli orari e i carichi di lavoro, perché il caldo improvviso può ridurre la capacità di resistenza fisica”, suggerisce il segretario della Fimmg. Il caldo diventa un problema quando il corpo non riesce più a compensare. I primi campanelli d’allarme sono stanchezza intensa, capogiri, nausea, crampi, mal di testa, sudorazione abbondante, debolezza, battito accelerato, confusione o sensazione di svenimento.

“Non bisogna aspettare che il malessere diventi importante. Se compaiono capogiri, debolezza intensa, crampi, nausea, affanno o una sensazione di confusione, la prima cosa da fare è fermarsi, mettersi al fresco e idratarsi. Nei pazienti fragili, negli anziani e in chi ha patologie croniche, è opportuno contattare il medico, soprattutto se i sintomi non passano rapidamente”, suggerisce Scotti. Il colpo di calore è invece una condizione più grave, che richiede intervento rapido: temperatura corporea elevata, alterazione dello stato di coscienza, pelle molto calda, confusione, vomito o perdita di conoscenza sono segnali da non minimizzare.

Il fatto che questo caldo possa durare pochi giorni non lo rende irrilevante. “In questi giorni - spiega Scotti - possiamo avere temperature molto alte durante il giorno, ma resta ancora una certa escursione termica, soprattutto al mattino presto e alla sera. Per questo bisogna vestirsi in modo adeguato, anche a strati, per proteggersi sia dal caldo nelle ore centrali sia dai raffreddamenti legati agli sbalzi di temperatura o all’aria condizionata”. Proprio l’alternanza tra temperature quasi estive e ritorni a valori più miti può rappresentare un ulteriore stress per l’organismo.

Il corpo ha bisogno di gradualità, mentre il meteo procede per sbalzi. Per questo la parola chiave è anticipare. “Bere prima di avere sete, evitare il sole nelle ore centrali, alleggerire pasti e abbigliamento, modulare l’attività fisica, controllare anziani e persone fragili, non trascurare sintomi insoliti”, conclude Scotti. L’estate, forse, non è ancora davvero cominciata. Ma il corpo, in questi giorni, sta già lavorando come se lo fosse.