La realizzazione delle case della comunità, attraverso il PNRR, è una scommessa che riguarda anche la salute mentale. Infatti, come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non c’è salute senza salute mentale. Si tratta di attuare un approccio One Health-biopsicosociale con al centro la persona nella sua globalità, in rapporto con i contesti di vita. Gli ultimi dati del Ministero della Salute indicano in un anno oltre 600mila accessi al pronto soccorso per patologie psichiatriche, ma l’88% non viene ricoverato.
Appare quindi evidente la necessità di investire nel territorio, sia in termini di cure che di prevenzione. In primo luogo va rafforzata la rete dei dipartimenti di salute mentale che costituisce l’asse portante per la presa in carico delle persone con gravi disturbi mentali. Storicamente si investe solo il 3% dei fondi sanitari in questo settore mentre i maggiori paesi europei viaggiano a 2 cifre. In secondo luogo va affrontato in modo organico il tema della prevenzione, che si articola in politiche di inclusione sociale e contro il pregiudizio, nonché nella realizzazione di una rete territoriale di primo livello in grado di intercettare il disagio mentale agli albori.
Diversi gli attori coinvolti, dai medici di medicina generale ai pediatri di libera scelta, dai consultori familiari agli sportelli psicologici nelle scuole. In questo ambito la rete delle case della comunità è chiamata a svolgere un ruolo centrale con l’integrazione di diversi servizi di natura sociale e sanitaria. Un domani, nelle diverse regioni e nelle Asl, chi presenta un disagio mentale, minore o adulto, dovrebbe poter avere accoglienza, valutazione e una prima risposta, proprio varcando la soglia della porta d’ingresso della casa della comunità. Un presidio di prossimità, con all’interno il Punto Unico di Accesso, con operatori sia del sociale che della sanità in grado di decifrare le problematiche di salute mentale e di saper indirizzare verso il percorso più appropriato.
Gran parte del disagio potrà essere affrontato nella stessa casa della comunità con un lavoro pluriprofessionale integrato. Non solo medici di medicina generale e pediatri, infermieri, educatori professionali ed assistenti sociali, ma in particolare psicologi dell’assistenza primaria. Infatti, il recente Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 ha individuato lo psicologo dell’assistenza primaria come la figura, con specifici requisiti di formazione e di esperienza, deputata ad intercettare situazioni di disagio che, se non adeguatamente gestite, possono evolvere in disturbi mentali o stati di cronicità. Pertanto, nell’ambito della casa della comunità e/o dei distretti sanitari, andrebbe garantito un primo livello di cure psicologiche a bassa soglia, di qualità, efficaci e facilmente accessibili.
Un luogo dove si integrano direttamente sul territorio l’assistenza medica con quella psicologica e sociale, superando la frammentazione dei servizi, realizzando un primo livello di prossimità anche per la salute mentale. Un punto di riferimento per disturbi diffusi, come ansia e lieve depressione, sofferenza psicologica e stress, in correlazione a gravi patologie fisiche, in particolare in ambito oncologico. Con un ruolo di orientamento e di filtro per il secondo livello specialistico rappresentato in primo luogo dal centro di salute mentale. Inoltre, possono favorire la richiesta di aiuto superando la barriera dello stigma che troppo spesso impedisce di recarsi direttamente ai servizi specialistici psichiatrici con la paura di essere etichettati, considerati i pregiudizi ancora oggi da superare, come “matti, pericolosi ed inguaribili”.
In conclusione, le case della comunità dovrebbero rappresentare il luogo di accesso per il disagio mentale alternativo al pronto soccorso, in stretto collegamento con i dipartimenti di salute mentale. Un luogo non stigmatizzante, a carattere sanitario e sociale, dove si potrebbero promuovere attività di prevenzione, anche attraverso la sperimentazione di iniziative innovative che uniscano la cultura con la sanità. Massimo Cozza, psichiatra, Direttore Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2