Dimostrare che anche nei bambini si possono correggere i difetti genetici alla base di beta-talassemia e anemia falciforme. E liberarli così dalle trasfusioni e dal pericolo di occlusioni dei vasi sanguigni. Quando due anni fa era stata annunciata la possibilità di agire con l’editing genetico sui pazienti adulti, i ricercatori lo avevano detto: proveremo a dimostrare che funziona anche nei bambini sotto i 12 anni. E così hanno fatto, con successo.

Oggi i risultati di due studi internazionali pubblicati sul New England Journal of Medicine danno loro ragione: la forbice molecolare funziona anche nei piccoli. Fra quei ricercatori Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari dell’Ospedale Bambino Gesù e coordinatore internazionale dei due studi pubblicati oggi. “L'estensione dell'efficacia della terapia ai bambini più piccoli rappresenta un passaggio importante, perché consente di intervenire prima che la malattia provochi danni, anche irreversibili, agli organi”, spiega Franco Locatelli. La talassemia e l’anemia falciforme sono le due malattie ereditarie del sangue più diffuse al mondo. Entrambe sono causate da mutazioni dei geni coinvolti nella produzione dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nell’organismo.

Nelle forme più gravi di beta-talassemia, il corpo produce poca o nessuna emoglobina normale. Per questo motivo i pazienti hanno bisogno di trasfusioni di sangue regolari per tutta la vita e di cure per evitare l’accumulo eccessivo di ferro nell’organismo. Nell’anemia falciforme, invece, l’emoglobina è alterata e fa assumere ai globuli rossi una forma a falce. Questi globuli rossi possono bloccare i piccoli vasi sanguigni, causando forti dolori e, nel tempo, danni a diversi organi del corpo.

La tecnologia Crispr-Cas9 permette di modificare in modo preciso il Dna delle cellule staminali del sangue del paziente, come una sorta di “chirurgia genetica”. Questo intervento riattiva la produzione di emoglobina fetale, una forma di emoglobina presente prima della nascita. Il trattamento, messo a punto da Vertex Pharmaceuticals, agisce sul gene BCL11A, che normalmente interrompe la produzione di emoglobina fetale dopo la nascita. Disattivando questo gene, le cellule del sangue possono ricominciare a produrla, e questo aiuta a compensare il difetto responsabile della beta-talassemia e dell’anemia falciforme.

Gli studi, condotti su bambini tra 5 e 11 anni con beta-talassemia o anemia falciforme, hanno confermato i risultati già ottenuti negli adolescenti e negli adulti e rappresentano la prosecuzione degli studi che hanno portato all’approvazione della terapia nei pazienti di età superiore ai 12 anni, con un attuale limite in Italia fino ai 35 anni di età. Tra i bambini con talassemia, tutti quelli avevano completato il periodo minimo di follow-up richiesto per la valutazione dell’efficacia della terapia hanno raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni per almeno 12 mesi consecutivi. I livelli di emoglobina si sono mantenuti stabilmente all’interno dell’intervallo di normalità per l’età, grazie alla riattivazione della produzione di emoglobina fetale. Anche nel caso dei bambini con anemia falciforme, tutti quelli valutabili sono rimasti senza crisi dolorose per almeno 12 mesi e non hanno avuto ricoveri legati alla malattia dopo il trattamento.

“Questi risultati dimostrano che l'editing del genoma può essere utilizzato con successo anche nei bambini sotto i 12 anni di età, offrendo la possibilità di intervenire prima che la malattia determini danni d'organo irreversibili. Si tratta di un passo importante verso l'estensione di terapie potenzialmente curative a una fascia di pazienti che fino a oggi aveva opzioni terapeutiche limitate”, concludono Franco Locatelli e Mattia Algeri che hanno seguito i pazienti seguiti al Bambino Gesù.