La certezza è che nelle fasi più avanzate, reni, metabolismo e salute delle arterie vanno in tilt. E di conseguenza salgono i rischi di andare incontro a diabete di tipo 2, malattia renale cronica, infarti e ictus con conseguente impatto sulla mortalità. Ma c’è un altro dato da considerare. Un problema che coinvolge circa 11 milioni di pazienti in Italia.
Possiamo fare la differenza in prevenzione. Prima di arrivare a quella che viene definita come fase IV di un percorso patologico che si può e si deve interrompere, è infatti possibile fare davvero molto. A proporre comportamenti e stili di vita, da applicare caso per caso in base alle indicazioni dei medici, sono le prime linee guida di pratica clinica per la sindrome cardio-renale-metabolica (CKM), pubblicate su Circulation e su JACC da parte di un team delle due principali società scientifiche cardiologiche americane, l'American Heart Association e l'American College of Cardiology. Il documento descrive in dettaglio le fasi della patologia, ne studia i fattori di rischio concentrando l’attenzione su sovrappeso/obesità, prediabete/diabete di tipo 2, ipertensione e dislipidemia, oltre alla malattia renale cronica, offre i consigli in termini di stili di vita per chi è a rischio.
Come riporta una nota delle due associazioni scientifiche, si punta molto su stili di vita sani, farmaci, tra cui terapie a base di GLP-1 e inibitori SGLT2, e/o chirurgia metabolica e bariatrica, quando appropriato, con l'obiettivo di prevenire, gestire e potenzialmente invertire la progressione della condizione. Come spesso accade in medicina, agire prima possibile significa limitare i rischi. E questo appare ancor più importante considerando che le patologie cardiache, renali e metaboliche non si manifestano isolatamente, ma sono profondamente interconnesse. Secondo quanto rileva nella nota per la stampa Chiadi E. Ndumele, presidente del comitato di redazione delle linee guida e direttore della ricerca sull'obesità e le malattie cardiometaboliche presso la Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, “queste linee guida raccomandano uno screening e un trattamento precoci, concentrandosi sulla prevenzione e su un'azione coordinata per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari prima che si sviluppino gravi complicazioni o si verifichi un evento cardiaco importante -".
Le linee guida, tra gli altri punti chiave, sottolineano l’importanza di valutare correttamente il rischio soggettivo, attraverso il punteggio PREVENT (Predicting Risk of cardiovascular disease EVENTs), che consente di stimare il rischio a 10 e 30 anni di malattie cardiovascolari, per andare verso piani individualizzati di stile di vita e trattamento. PREVENT comprende fattori di salute renale e metabolica nelle equazioni per una stima del rischio particolarmente completa. Si raccomanda inoltre lo screening dei fattori sociali che influenzano la salute, dalle difficoltà a seguire un’alimentazione sana fino a quelle finanziarie e abitative, per identificare gli individui a maggior rischio di sviluppare la sindrome cardio-nefro-metabolica. Una volta definita la situazione occorre puntare poi su un approccio mirato.
La personalizzazione delle strategie di prevenzione e terapia è infatti fondamentale per offrire una risposta personalizzata. E per ottenere questo risultato, occorre definire la serietà del quadro per una prevenzione in grado di rallentare, o addirittura invertire, la progressione della sindrome. Il percorso inizia con la presa in carico dei soggetti in fase 1: sono gli individui in sovrappeso/obesi o con prediabete, ma senza altri fattori di rischio metabolico, malattie renali o cardiovascolari. Più complesso è ovviamente agire nelle persone in fase due, che presentano uno o più fattori di rischio metabolico (come ipertensione, livelli lipidici anomali, diabete di tipo 2 o sindrome metabolica) e/o malattie renali, ma senza malattie cardiovascolari.
Nella terza tappa di sviluppo della condizione si inquadra chi presenta malattie cardiovascolari subcliniche (asintomatiche) e fattori di rischio per la sindrome così come le persone che presentano fattori di rischio equivalenti a quelli di una malattia renale cronica ad altissimo rischio o un elevato rischio previsto a 10 anni di malattie cardiovascolari (sulla base delle equazioni PREVENT-CVD). Infine, nella fase più avanzata ci sono le persone diagnosi di malattia cardiovascolare (coronaropatia, insufficienza cardiaca, ictus, arteriopatia periferica e/o fibrillazione atriale) con sovrappeso o obesità o altri fattori di rischio metabolico o malattia renale. Insieme alla gestione dello stile di vita, ulteriori opzioni di trattamento per la sindrome comprendono secondo le linee guida anche farmaci e terapie chirurgiche, a partire dagli antipertensivi per giungere fino ai medicinali per controllare colesterolo glicemia e peso, per proteggere il cuore e i reni. Per la prima volta, le terapie a base di GLP-1 sono raccomandate per specifici casi di persone con obesità e/o diabete di tipo 2 e altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari, al fine di ridurre il rischio di eventi cardiaci.
Anche la chirurgia metabolica e bariatrica può essere utilizzata, in casi ben precisi, per il trattamento della sindrome. Sostanzialmente le linee guida segnalano peraltro chiaramente come modificare lo stile di vita possa, se l’intervento è tempestivo, aiutare a prevenire infarto, insufficienza cardiaca, ictus o insufficienza renale. Si raccomanda in particolare di seguire gli otto principi fondamentali per la salute raccomandati dall'American Heart Association per migliorare e mantenere la salute cardiovascolare. “Life’s Essential 8 si concentra sull’attività fisica regolare, un’alimentazione sana per il cuore, il mantenimento di un peso corporeo sano, la gestione della pressione sanguigna, della glicemia e del colesterolo, nonché sull’evitare il tabagismo e sul dormire a sufficienza e bene – segnala nella nota Fátima Rodriguez, docente presso l’Università di Stanford Medicine -. Questi sono tutti strumenti efficaci per migliorare la salute cardiovascolare, renale e metabolica”.