A poco più di un mese dall’emergenza scatenata dal focolaio di infezioni da hantavirus sulla nave Hondius, alcuni ricercatori annunciano risultati positivi per un vaccino sperimentale contro il virus. Si tratta di risultati preliminari, per un vaccino a mRna testato sui criceti, ma sono positivi: una sola dose riesce a proteggere gli animali dall’infezione da virus delle Ande, un hantavirus capace di trasmettersi da persona a persona per via respiratoria. I dettagli dei test condotti finora sono raccontati sulle pagine di Lancet, con una breve correspondance in cui Michelle Meyer della University of Texas Medical Branch e colleghi spiegano come funziona il vaccino sperimentale testato. Si tratta di un vaccino che utilizza una piattaforma a mRna, la stessa utilizzata per vaccini contro il coronavirus e ormai anche contro l’influenza (ma in fase di studio anche sotto forma di vaccini terapeutici in alcuni tipi di tumori).

Le piattaforme a mRna sono note per permettere lo sviluppo di nuovi prodotti in tempi piuttosto veloci rispetto ad altri metodi, e sono molto flessibili: basta cambiare il codice contenuto all’interno per indirizzare la risposta immunitaria verso antigeni diversi. Gli mRna utilizzati in questi vaccini codificano infatti proteine contro cui stimolare la risposta immunitaria. In questo caso i ricercatori hanno utilizzato due diverse piattaforme a mRna (una progettata per essere più resistente alla distruzione una volta inoculato nel corpo), codificanti due proteine del virus. I test sono stati effettuati sui criceti (30 i vaccinati, a diverse dosi, e cinque come controlli), utilizzati come modello dell’infezione virale, solitamente letale, puntualizzano gli autori.

I ricercatori hanno testato diverse dosi del vaccino, somministrato con iniezione intramuscolare stavolta in una singola dose (evidenze di efficacia per doppia dose, scrivono, erano già presenti). Successivamente hanno inoculato il virus, osservando che tutti i topi che avevano ricevuto il vaccino, anche alle dosi più basse, erano protetti dalla malattia (mentre solo un animale nel gruppo controllo era sopravvissuto, registrando comunque disfunzioni, come perdita di peso). Inoltre, proseguono gli autori, non si rivelavano tracce di replicazione virale, almeno nel fegato (utilizzato come riferimento, ma non sono stati fatti test in altri organi, come i polmoni) e le risposte erano paragonabili con entrambe le piattaforme di mRna utilizzate. I vaccini testati inducono una risposta anticorpale nel giro di un paio di settimane (maggiore quanto maggiore è la dose) e, considerando che il virus della Ande ha in media tempi di incubazione di 18 giorni, non è escluso che il vaccino - se se ne venisse confermata sicurezza e l'efficacia in altri test, soprattutto clinici - possa avere anche un’applicazione terapeutica.

Che potrebbe fare la differenza in situazioni come quella di cui siamo stati da poco testimoni, come ha commentato in una nota della University of Texas Medical Branch Alexander Bukreyev: “Se somministrati rapidamente ai contatti ad alto rischio durante un'epidemia, come nel caso del virus Andes sulla nave da crociera, i vaccini potrebbero teoricamente stimolare il sistema immunitario abbastanza velocemente da intercettare il virus, impedendone la replicazione e prevenendo così la malattia o un'ulteriore diffusione”.