Prendere un aereo, una nave, un traghetto per andare in posti lontani apre la mente e il cuore. L’aria di vacanza si respira già da lì. Si parte con l’idea di esplorare nuovi territori o allontanarsi da tutto. Ma del viaggio c’è anche un altro aspetto da considerare: accade con frequenza, tuttavia spesso non viene previsto, accantonato dalla visione ottimistica che si ha del viaggio e della meta da raggiungere.
Sono le malattie che la vacanza può scatenare: dai malesseri passeggeri alle patologie, anche serie, in grado di rovinare il soggiorno al mare, come in montagna, o nei luoghi più ameni. Esistono intoppi ricorrenti, come la ‘malattia del viaggiatore”, che ogni anno colpisce migliaia di turisti e, ciò nonostante, si ripropone. Il primo punto da considerare è cosa fare quando si programma un viaggio. Al di là della scelta della meta da raggiungere, è importante verificare a quali rischi si possa andare incontro e come tutelare la propria salute.
Parte da qui l’analisi di Alessandro Rossi, presidente della Società italiana di Medicina generale e delle cure primarie (Simg). Che spiega: “Una delle tante patologie che in questi ultimi anni sta emergendo in maniera significativa anche in Italia è legata alla mobilità umana. Visti i cambiamenti climatici, anche da noi alcune malattie virali diventano endemiche e autoctone. Parlo, ad esempio, di quelle veicolate da vettori come le zanzare, le arbovirosi, con cui periodicamente siamo costretti a fare i conti.
È vero che normalmente malattie come dengue e chikungunya si diffondono in Paesi tropicali, ma ormai anche in Italia stanno trovando un habitat ideale e perciò sono in grado di generare focolai”. Il problema, sottolinea Rossi, “è dunque legato alla salute delle popolazioni che si spostano: per migrazioni, per lavoro, e ciò avviene molto di più che in passato, o per vacanza”. E prosegue: “Esiste quindi un metodo da seguire per mantenere la salute durante questi spostamenti. L’ideale è che le persone si rivolgano al medico curante per tempo, al fine di programmare appunto la salute del viaggio”.
Dunque, precisa Rossi, prima di partire verso la meta preferita, bisogna compiere alcuni passi per così dire cautelativi. “Se si sono scelti Paesi in cui il rischio di contrarre malattie tropicali è alto, ci sono misure aspecifiche da adottare, che riguardano l’igiene alimentare, l’utilizzo di repellenti, il giusto vestiario da indossare - sottolinea l’esperto -. A queste si aggiungono misure specifiche: ad esempio la profilassi antimalarica e le vaccinazioni mirate. Inoltre, visto che possiamo contare su vaccini efficaci e sicuri, anche se non obbligatori, andrebbero raccomandati, mi riferisco a malattie virali come dengue e chikungunya, profilando così sia il rischio del viaggio che del viaggiatore.
Diciamo che va monitorato il profilo di rischio in base allo stato di salute della persona che si mette in movimento”. Poi però si apre la seconda fase dell’operazione. È sempre Rossi a parlare: “C’è il monitoraggio del viaggiatore che ritorna. È importante che il medico inviti a farsi visitare chi torna da un periodo prolungato di vacanza.
Perché laddove riscontrino sintomi come diarrea o febbre, segnali il possibile caso da malattia infettiva da vettori. Pensiamo a infezioni come ebola o hantavirus, per le quali, anche se in Italia presentano un rischio bassissimo, si prevede comunque l’applicazione un modello di intervento al fine di prevenire il verificarsi di casi futuri”. Quando parliamo di malattie da viaggio ci riferiamo soprattutto a infezioni e disturbi legati alla destinazione e allo stile di vita in movimento. Al primo posto ci sono le infezioni gastrointestinali come la diarrea del viaggiatore, causata da batteri, virus o parassiti presenti in cibi e acqua contaminati, che ogni anno colpisce circa 10 milioni di persone, ossia tra il 20% e il 30% dei viaggiatori internazionali.
Fino all'80% dei turisti è potenzialmente a rischio quando si sposta da zone industrializzate verso Paesi in via di sviluppo. A questa si aggiungono altre infezioni, come epatite A, febbre tifoide e colera. Al secondo posto ci sono le patologie trasmesse da vettori (ad esempio malaria e dengue) e malattie prevenibili tramite vaccinazione. La puntura di zanzare infette (ad esempio del genere Anopheles o Aedes) è veicolo di malattie tropicali gravi come malaria, dengue, chikungunya e zika.
Inoltre, in alcune aree boschive o rurali, il morso di zecca può trasmettere l'encefalite (TBE). In terza posizione, infine, ci sono le patologie trasmesse per via aerea (influenza, meningite) o malattie sessualmente trasmissibili. Ci sono alcuni passi da compiere per non incappare nel problema di doversi curare per essersi ammalati durante un viaggio sottovalutato nei rischi alla nostra salute. In primo luogo bisogna sottoporsi a una valutazione medica: prima di partire, specialmente per mete tropicali o in via di sviluppo, è consigliabile rivolgersi agli ambulatori di medicina dei viaggi per valutare le vaccinazioni obbligatorie (ad esempio febbre gialla) e quelle raccomandate.
Una particolare attenzione va prestata anche all’igiene alimentare e dell'acqua: meglio bere solo acqua e bibite sigillate o bollite, mentre il ghiaccio va evitato. I cibi vanno consumati cotti e caldi, la frutta sbucciata personalmente. Quanto alla protezione dalle punture è consigliabile usare repellenti specifici ad alta concentrazione (come il DEET), indossare abiti chiari che coprano la maggior parte del corpo, applicare insetticidi sui vestiti e dormire sotto zanzariere impregnate. Infine la profilassi: bisogna assumere i farmaci prescritti dal medico per prevenire la malaria durante tutto il periodo di soggiorno e al rientro nelle aree a rischio.
La differenza c’è, anche se impalpabile. Parliamo delle malattie contratte in vacanza, che possono diversificarsi da quelle legate al viaggio in sé. Sono spesso legate ai cambiamenti climatici, ai ritmi e all'igiene. In comune le due categorie hanno la diarrea del viaggiatore e le intossicazioni alimentari.
Di diverso quest’ultima categoria comprende i colpi di calore, le dermatiti da contatto e le punture di insetti (non solo zanzare) o meduse. I rischi a cui i vacanzieri vanno incontro in questo caso sono prima di tutto i disturbi gastrointestinali: la diarrea del viaggiatore, appunto, causata da batteri o parassiti e frequente in zone con standard igienici precari; problemi cutanei: sono comprese scottature solari, reazioni al contatto con meduse, coralli o piante urticanti, e punture di zanzare, zecche o altri insetti; malattie tropicali: in alcune destinazioni extra-europee si corre il rischio di contrarre malaria, febbre gialla o Dengue tramite vettori; sbalzi termici: l'escursione di temperatura tra ambienti climatizzati e il caldo esterno può generare faringiti e malanni di stagione. La prevenzione quando si è arrivati a destinazione è fondamentale: bisogna bere solo acqua in bottiglia sigillata (o bollita) e consumare cibi cotti, evitare il ghiaccio nelle bevande, come pure i cibi crudi. Per la prevenzione, invece, è meglio usare creme solari ad alta protezione, repellenti per insetti e indumenti adeguati.
Fondamentale è anche l’informazione. A tale proposito prima di partire è opportuno verificare sul portale ufficiale ‘Viaggiare Sicuri’ del Ministero degli Affari Esteri se sono richieste vaccinazioni specifiche. Nel caso la malattia colga chi si trova all’estero è necessario contattare la propria assicurazione di viaggio per individuare una clinica convenzionata. Se invece ci si trova in Europa, è consigliabile portare sempre con sé la Team (Tessera europea assicurazione malattia) per accedere all'assistenza sanitaria pubblica locale.
Nel caso infine si sia in Italia, ma lontano da casa, si può contattare la Guardia Medica (Servizio di continuità assistenziale) per urgenze notturne o festive, oppure direttamente al Pronto Soccorso nei casi più gravi. Un’ultima avvertenza: se ci si ammala gravemente, la malattia interrompe le ferie. Per recuperare i giorni di riposo, è necessario richiedere tempestivamente un certificato medico.