Non è soltanto il numero dei casi di morbillo, il più alto degli ultimi trent’anni. Ma il rifiuto delle vaccinazioni contro il tetano, la recrudescenza di pertosse e infezioni batteriche che possono causare polmonite o meningite, le diarree da Rotavirus, che possono portare a ricoveri anche lunghi. Tutte malattie prevenibili con i vaccini. Peccato che negli Stati Uniti di Trump e del suo ministro alla Salute Robert Kennedy jr. i tassi di vaccinazione siano in caduta libera.

E che questa diffidenza – denuncia il New York Times – si stia addirittura allargando persino alle trasfusioni necessarie nel caso di intervento chirurgico: c’è chi rifiuta il sangue donato da persone vaccinate. Ma cominciamo dal morbillo, una malattia ad alta contagiosità che può portare a polmoniti, encefaliti con danni cerebrali e persino alla morte. Si contengono i casi soltanto vaccinando, ma la posizione di Kennedy jr, dopo i primi casi che avrebbero poi portato all’aumento di contagi, era quella di “far correre il virus”, per depotenziarlo: invece sono morti tre bambini e Kennedy ha fatto marcia indietro suggerendo la vaccinazione, sempre come scelta personale e non come misura di sanità pubblica. Ma la diffidenza, si sa, galoppa come un purosangue così come il complottismo.

E se molti americani rifiutano il vaccino del tetano per non arricchire le aziende farmaceutiche o perché credono che i medici ricevano un compenso per ogni vaccino effettuato, altri invece non vaccinano perché credono sia inutile. I numeri come sempre chiariscono la situazione più di tante parole: nel 2025 gli Usa hanno registrato 2228 casi di morbillo, a giugno 2026 siamo già a 2132 casi. Il virus dilaga nelle comunità contrarie ai vaccini, lì dove la copertura vacilla, persino tra quei bambini ancora troppo piccoli per poter essere protetti dal vaccino: quando il virus circola troppo colpisce tutti i non vaccinati, anche quelli che non possono vaccinarsi perché troppo piccoli o malati. Ma non è solo il morbillo.

Quando ci si abitua a non vedere più le malattie prevenibili con il vaccino, è anche più difficile per i medici diagnosticarle. E allora quando un bambino arriva con la febbre alta al pronto soccorso o si prova con antibiotici più potenti o con esami più invasivi, per escludere infezioni anche letali. Infezioni come quelle da Haemophilus influenzae e Pneumococco, che possono provocare polmonite e meningite, sono state prevenute per anni dalla vaccinazione diffusa e molti medici hanno poca esperienza nel diagnosticarle. Il ragionamento è della dottoressa Meghan Hofto, pediatra ospedaliera presso l'Università dell'Alabama a Birmingham, che rivela come con i suoi colleghi quest’anno abbia visto più bambini del solito con diarrea persistente che ha richiesto un ricovero ospedaliero per 3 o 4 giorni: nessuno di loro era vaccinato contro il Rotavirus, che un tempo causava decine di migliaia di ricoveri all'anno negli Stati Uniti, ma che era sparito con i vaccini introdotti 20 anni fa.

Hofto ha detto di aver curato neonati di 4-6 settimane che non riusciva a far tornare a casa perché sembrava stessero bene e poi all’improvviso dopo un attacco di tosse, smettevano di respirare. A 4 settimane non puoi vaccinarti, ma se attorno a te non ci si vaccina il virus circola, e i numeri lo confermano: l'anno scorso sono stati segnalati più di 28.000 casi di pertosse, rispetto ai circa 7.000 del 2023. Amara la conclusione del New York Times, che cita le parole di Andrew Nixon, portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, in una mail: "Respingiamo la premessa secondo cui fornire agli americani informazioni trasparenti sui benefici e sui rischi dei prodotti medici mini la salute pubblica".